L'acqua santa nel rituale romano

 Già nell'Antico Testamento, i giudei usavano una mistura di acqua benedetta e cenere per l'aspersione del tempio e del popolo (cfr. Libro dei Numeri 5:17). La pratica di aspergere i fedeli con l'acqua santa prima della liturgia passò poi anche al rituale cristiano. Abbiamo le prime attestazioni di quest'uso sporadico già nel III secolo, nelle Costituzioni Apostoliche, ma è solo sotto il pontificato di papa Leone IV (847-855) che l'aspersione fu resa parte ufficiale della Messa domenicale / festiva e posta all'inizio del rito, con l'intenzione di purificare l'assemblea prima dell'atto eucaristico. 

Nella visione latina (mutuata dall'ebraismo templare) per poter accedere al rito, occorre essere purificati ritualmente. Per questo, osserviamo nella ritualità occidentale sia l'assoluzione dei peccati tramite orazione, sia l'aspersione come mezzi per preparare l'assemblea degli oranti. 

Gli storici hanno rintracciato che nella diaconìa della basilica di s. Pietro il papa offrisse a tutti i pellegrini e agli abitanti di Roma la possibilità di usufruire di grandi vasche per lavarsi prima della Messa. Simili "terme cristiane" si trovavano in tutte le maggiori città europee (cfr. The Middle Ages: Facts and Fictions. ABC-CLIO. p. 61).  La pratica di ospitare delle terme negli episcopi termina solo con il Concilio di Trento nel XVI secolo; ancora nel 1454 papa Niccolò V commissionava i Bagni papali a Viterbo, un imponente complesso termale. San Gregorio Magno nel VI secolo insegnava al clero a lavarsi con frequenza, perfino la domenica mattina, una pratica che veniva invece sconsigliata da taluni col pretesto della falsa umiltà (cfr. Squatriti, Paolo (2002). Water and Society in Early Medieval Italy, AD 400–1000,  Cambridge University Press. p. 54.).  Del resto, in ogni chiesa è presente ancora oggi un manulavium, ovvero un bacino d'acqua in cui il clero si lava le mani prima, durante e dopo i sacri riti. 



Le chiese dell'epoca di Costantino il Grande furono così costruite con un esonartece che comprendeva una fontana detta cantharus, dove i cristiani si lavavano le mani, il viso e i piedi prima di entrare nello spazio di culto (cfr Esodo 30: 17-21); sebbene scomparsi nel mondo bizantino e ortodosso, i cantharii sono rimasti in Occidente nella forma delle acquasantiere, anche se i cristiani occidentali hanno progressivamente dimenticato come si usano, e si limitano ad un tocco totalmente simbolico dell'acqua.

Nel Rito Romano così come codificato dall'Ordo Romanus Primus del 850 d.C., il rito dell'Aspersione ha una sua antifona fissa, che cambia solo nel periodo pasquale:

Asperges me, Domine, hyssopo et mundabor, Lavabis me, et super nivem dealbabor. Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam .

Mi aspergerai, o Signore, con issopo e sarò mondato. Mi laverai, e sarò più bianco della neve. Abbi pietà di me, o Dio, secondo la tua grande misericordia.

Nel periodo pasquale l'antifona è Vidi Aquam

Nella preghiera dell'Asperges, il celebrante chiede che discenda un angelo a purificare l'acqua e l'assemblea. Molto interessante questa invocazione angelica, che fa parte anche del rito copto dell'aspersione, ma posto nel momento opposto. Infatti, nella tradizione copta, l'aspersione dei fedeli è fatta dopo la Comunione, al termine del rito eucaristico. 

Oltre all'uso purificatorio del corpo e dell'anima del cristiano, l'acqua santa viene utilizzata per benedire le case, i paramenti, gli oggetti (sia sacri che d'uso quotidiano) e in generale tutto ciò che è utile all'essere umano, oltre che al Battesimo, ovvero l'Iniziazione Cristiana. La formula di santificazione dell'acqua è seguita dalla benedizione del sale e della commistione degli elementi di sale e acqua in un unico vaso. Già nel Sacramentario Gelasiano del VII secolo già troviamo la presenza del sale come elemento accostato all'acqua. 

L'aggiunta del sale è una memoria biblica (2Re 2:19-22), ispirata al racconto dell'Antico Testamento in cui il profeta Eliseo purifica le sorgenti avvelenate e imbevibili di Gerico gettandovi del sale.  Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo dice ai suoi seguaci che sono il "sale della terra" (Matteo 5:13), rappresentando una forza preservatrice di verità e virtù in un mondo in decadenza.  Le prime preghiere cristiane documentate che benedicono specificamente il sale per l'acqua risalgono alla Francia merovingia (circa 600-751). [1] Secondo il quinto canone del Terzo Concilio di Cartagine del III secolo, il sale veniva somministrato ai catecumeni più volte all'anno, un processo attestato da Agostino d'Ippona (Confessioni I.11). Due procedure specifiche, ovvero il segno della croce sulla fronte e l'assaggio di sale benedetto, non solo segnavano l'ingresso nel catecumenato , ma venivano ripetute regolarmente. Secondo quanto da lui stesso affermato, Agostino veniva “benedetto regolarmente con il segno della croce e condito con il sale di Dio. "

Con la scomparsa del catecumenato adulto dopo il VI-VII secolo, l'uso del sale è rimasto limitato alla benedizione dell'acqua o come sacramentale minore.

Fino al periodo degli Ottoni (IX-X secolo) la Chiesa Latina teneva l'acqua santa in grandi anfore di materiale pregiato come bronzo o argento, chiamate situlae, per poi gradualmente passare alle acquasantiere a muro. 

La forma attuale di benedizione dell'acqua e del sale utilizzata dai papisti è basata su quella del 1614, codificata sotto il pontificato di Papa Paolo V. L'edizione post-Vaticano II ha ulteriormente abbreviato il rituale. 

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NOTE

1) McNamara, Edward. "La benedizione del sale", Zenit, 22 ottobre 2013

 


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